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Giornata Europea delle Lingue 2018

La “Giornata Europea delle Lingue” costituisce come ogni anno un evento dal carattere fortemente simbolico nel panorama delle attività celebrative degli Stati membri, dal momento che richiama l’attenzione su un aspetto cruciale del processo di integrazione europea: la promozione del multilinguismo come fattore di crescita e stimolo al dialogo interculturale.

Per celebrare questo evento il Centro Europe Direct Abruzzo Nord-Ovest e l’Istituto Comprensivo “Falcone e Borsellino” Teramo 5, organizzano dal 26 al 28 settembre 2018, delle giornate dedicate ad attività di comunicazione e diffusione dei valori del multilinguismo e della diversità linguistica. Le attività in programma saranno svolte con il coinvolgimento attivo degli studenti delle scuole partecipanti e comprenderanno: visione di film, cartoni animati e video in lingua, realizzazione di bandierine o simboli delle principali capitali europee (monumenti, piatti tipici, abiti tradizionali,….) con cartellonistica, produzioni iconiche, percorsi multimediali (slide, presentazioni in power-point) o altri materiali, brevi dialoghi drammatizzati in lingua straniera, esecuzione di brani musicali e canzoni legate alle differenti tradizioni culturali nazionali; realizzazione di esercizi di traduzione di frasi idiomatiche nelle diverse lingue ufficiali europee.

Giornata europea delle lingue 2018

 

Settimana europea della mobilità 2018

mobilitaLa 17a edizione della settimana europea della mobilità si terrà dal 16 al 22 settembre e ha lo scopo di incoraggiare le persone a usare forme di trasporto condivise come il bike sharing e il car sharing. Nel corso della settimana saranno organizzati eventi in oltre 2 400 città per promuovere la mobilità urbana sostenibile e ridurre le emissioni, soprattutto nelle città, contribuendo all'impegno assunto dall'UE di difendere l'accordo di Parigi e di lasciare alle prossime generazioni un pianeta più pulito, come ribadito dal Presidente Juncker nel suo Discorso sullo stato dell'Unione.

L'edizione di quest'anno incoraggerà le persone a usare forme di trasporto condivise come il bike sharing e il car sharing, con lo slogan "Cambia e vai". La Commissaria per i Trasporti, Violeta Bulc, ha dichiarato: "L'edizione di quest'anno della settimana europea della mobilità si propone di incoraggiare tutti a considerare diverse opzioni di mobilità e a scegliere la più adatta al tipo di viaggio. Usando una pluralità di alternative di trasporto, possiamo risparmiare tempo, migliorare la nostra salute e ridurre i costi. Questa settimana offre anche l'occasione alle città di accelerare questo cambiamento sociale, assicurando che i servizi e le infrastrutture necessari siano messi a disposizione degli utenti." 

KarmenuVella, Commissario per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: "Combinare diversi mezzi di trasporto significa sostenere il passaggio a un sistema di trasporto più umano e promuovere mezzi di trasporto più puliti, più efficienti in termini di consumo di carburante e a propulsione umana. È un'occasione unica per mantenere l'attenzione sul livello locale e per aiutare le città europee a migliorare le prestazioni ambientali dei loro sistemi di trasporto per avere aria più pulita, città più silenziose e cittadini più sani. A chi non piacerebbe?" 

 

Discorso sullo Stato dell'Unione 2018

soteux250Il 12 settembre 2018, in occasione del discorso sullo Stato dell'Unione, il Presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato:  "Dobbiamo migliorare la nostra capacità di esprimerci con una sola voce quando si tratta della politica estera dell'UE. Per questo motivo la Commissione propone oggi di passare al voto a maggioranza qualificata in determinati ambiti delle nostre relazioni esterne. Non in tutti, ma in settori specifici, comprese le questioni attinenti ai diritti umani e alle missioni civili. Ciò è possibile sulla base dei vigenti trattati, e credo che sia giunto il momento di sfruttare questa "clausola passerella" che ci permette di passare al voto a maggioranza qualificata, la clausola "tesoro nascosto" del Trattato di Lisbona."

La Commissione europea ha presentato proposte per migliorare la capacità dell'Unione europea di svolgere un ruolo più importante e più incisivo sulla scena mondiale. In particolare, il presidente Juncker ha proposto che gli Stati membri si avvalgano delle vigenti regole dell'UE per passare dal voto all'unanimità al voto a maggioranza qualificata in determinati settori della politica estera e di sicurezza comune dell'UE (PESC). Ciò consentirà all'UE di assumere un ruolo più incisivo a livello mondiale e di essere meglio in grado di plasmare gli eventi mondiali e di assumersi responsabilità internazionali.

La Commissione ha individuato tre settori specifici in cui ciò è possibile, per garantire che l'UE promuova più efficacemente i propri valori a livello mondiale, difenda i propri interessi e adotti rapidamente decisioni per: 1) rispondere collettivamente agli attacchi ai diritti umani 2) applicare sanzioni efficaci e 3) avviare e gestire le missioni civili di sicurezza e di difesa.

Sfruttare il potenziale dei Trattati

Attraverso le successive modifiche del trattato, gli Stati membri si sono gradualmente spostati verso un processo decisionale a maggioranza qualificata. Le disposizioni vigenti del trattato, che consentono una maggiore flessibilità nelle questioni relative alla politica estera e di sicurezza comune, rimangono tuttavia in gran parte inutilizzate. Si tratta degli articoli 31, paragrafo 2, e dell'articolo 31, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE), il cui grande potenziale finora è rimasto inutilizzato. Nel mondo complesso, connesso e controverso di oggi, è giunto il momento di sfruttare questi strumenti esistenti per consentire all'UE di proteggere i suoi cittadini, promuovere gli interessi collettivi e garantire la stabilità nel suo vicinato e oltre.

Sebbene la politica estera e di sicurezza dell'UE sia stata notevolmente rafforzata negli ultimi anni, vi sono ancora numerosi casi in cui l'unanimità ha ostacolato un processo decisionale efficace e ha impedito all'UE di agire in maniera rapida e incisiva. La Commissione europea ha pertanto individuato alcuni ambiti concreti in cui la capacità di azione dell'UE potrebbe essere fortemente migliorata. In una comunicazione presentata oggi, la Commissione europea sottolinea che il Consiglio potrebbe sfruttare il potenziale dei trattati esistenti per aumentare il ricorso al voto a maggioranza qualificata, mantenendo comunque una cultura del consenso all'interno dell'UE. Accrescere l'efficienza del processo decisionale in materia di politica estera è ancora più fondamentale in vista di un possibile futuro allargamento dell'Unione europea.

Più specificamente, la Commissione europea invita i leader a concordare, in occasione del Vertice di Sibiu del 9 maggio 2019 di ampliare l'ambito di applicazione del voto a maggioranza qualificata nella politica estera e di sicurezza comune ricorrendo all'articolo 31, paragrafo 3, TUE, la cosiddetta "clausola passerella", in base alla quale il Consiglio europeo (all'unanimità) può autorizzare il Consiglio a deliberare a maggioranza qualificata in determinati casi della politica estera e di sicurezza comune. Essi riguardano:

  1. le posizioni sulle questioni dei diritti umani nelle sedi internazionali;
  2. le decisioni di istituire regimi sanzionatori;
  3. le decisioni riguardanti le missioni civili della politica estera e di sicurezza comune.

Il voto a maggioranza qualificata rafforza l'Unione e contribuisce a creare consenso

In altri settori in cui la maggioranza qualificata è la regola, in particolare la politica commerciale dell'UE, l'esperienza dimostra che non solo rafforza il ruolo dell'UE sulla scena mondiale, ma permette anche l'adozione di decisioni più efficaci. La prospettiva di un voto a maggioranza qualificata è un potente catalizzatore per coinvolgere gli Stati membri nella costruzione di un consenso vero e per raggiungere l'unità. Per consenso si intende anche una maggiore titolarità delle decisioni adottate.

Inoltre, il trattato prevede un certo numero di misure per salvaguardare gli interessi fondamentali e le prerogative degli Stati membri nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune: le decisioni con implicazioni militari e di difesa sono escluse dal voto a maggioranza qualificata (articolo 31, paragrafo 4, TUE). Inoltre, l'articolo 31, paragrafo 2, del TUE prevede un "freno di emergenza" che consente a uno Stato membro di opporsi a una decisione a maggioranza qualificata per "specificati e vitali motivi di politica nazionale".

I seguenti settori continuano ad essere sistematicamente approvati all'unanimità: la fiscalità, la sicurezza sociale o la protezione sociale, l'adesione di nuovi paesi all'UE, la cooperazione operativa di polizia e la politica estera e di sicurezza comune, sebbene i trattati prevedano la possibilità di ricorrere a forme più flessibili di processo decisionale.

Per l'adozione delle decisioni in materia di politica estera e di sicurezza comune, il trattato sull'Unione europea prevede la possibilità di passare dall'attuale regola generale dell'unanimità al voto a maggioranza qualificata. L'articolo 31, paragrafo 2, del TUE già consente al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata in determinati casi prestabiliti. La specifica “clausola passerella” della politica estera e di sicurezza comune, prevista dall'articolo 31, paragrafo 3, del TUE, conferisce al Consiglio europeo il potere di estendere il voto a maggioranza qualificata nelle questioni relative alla politica estera e di sicurezza comune, se gli Stati membri decidono all'unanimità in tal senso. Entrambe le disposizioni del trattato riflettono la convinzione che, al fine di diventare più efficiente, tempestiva e credibile, la politica estera e di sicurezza comune dovrebbe abbandonare gradualmente il voto all'unanimità, almeno in determinati ambiti selezionati.

Come riconosciuto nella dichiarazione di Roma del 2017 adottata in occasione del 60º anniversario del trattato di Roma, la necessità di un'UE forte è più importante che mai. Affinché l'Unione possa svolgere un ruolo più incisivo sulla scena mondiale, il presidente Juncker ha proposto nel suo discorso sullo Stato dell'Unione del 2017 di "esaminare quali decisioni di politica estera possono passare dal voto all'unanimità a quello a maggioranza qualificata", contribuendo in tal modo a rendere più efficiente il ruolo dell'UE a livello internazionale. Con questo obiettivo, la dichiarazione di Meserberg intesa a rinnovare le promesse di sicurezza e prosperità dell'Europa della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron del giugno 2018 ha esortato anche a "esaminare nuovi modi per rendere più celere ed efficace il processo decisionale dell'UE nella nostra politica estera e di sicurezza comune" e a "valutare le possibilità di ricorrere al voto a maggioranza nel settore della politica estera e di sicurezza comune nel quadro di un più ampio dibattito sul voto a maggioranza nelle politiche dell'UE."

Scarica il discorso integrale

 

Il 12 settembre il Discorso sullo Stato dell'Unione

soteux250Mercoledì 12 settembre alle ore 9.00, dinanzi al Parlamento europeo a Strasburgo, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker pronuncerà il discorso sullo stato dell'Unione, che precede le elezioni europee del 2019 e si inserisce nel dibattito in corso sul futuro dell'Unione europea a 27.

Il discorso di quest'anno s'iscrive nell'imminenza delle elezioni europee del 2019 e nel contesto del dibattito in corso sul futuro dell'Unione europea a 27. Nel discorso dello scorso anno il Presidente Juncker ha delineato la sua visione della possibile evoluzione dell'Unione europea da qui al 2025 e ha presentato la tabella di marcia per un'Europa più unita, più forte e più democratica. Al discorso si affiancavano iniziative concrete in materia di commercio, controllo degli investimenti, cybersicurezza, industria e dati. Muovendo da tale base i leader nazionali riuniti a Tallinn (Estonia) hanno concordato la cosiddetta "agenda dei leader" ossia un elenco delle questioni e sfide più pressanti da risolvere o superare prima delle elezioni del Parlamento europeo di maggio 2019. Al vertice dei leader nazionali che si terrà il 9 maggio 2019 a Sibiu (Romania) questo processo dovrebbe culminare in un impegno rinnovato per un'UE tesa a realizzare quanto sta davvero a cuore ai cittadini.

Anche il discorso di quest'anno sarà affiancato da nuove proposte, così che le parole si concretino immediatamente in fatti. Il Presidente presenterà proposte in grado di produrre risultati positivi per i cittadini in tempo per il vertice di Sibiu e aprirà la via a un ampio dibattito in vista delle elezioni europee.

Il discorso sullo stato dell'Unione segna l'avvio del dialogo con il Parlamento europeo e il Consiglio in preparazione del programma di lavoro annuale della Commissione. Introdotto dal trattato di Lisbona, il discorso sullo stato dell'Unione è previsto dall'accordo quadro del 2010 sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea, il quale prevede inoltre che Presidente e Primo vicepresidente della Commissione trasmettano al Presidente del Parlamento europeo e alla Presidenza del Consiglio una lettera d'intenti in cui sono illustrate le azioni legislative e le altre iniziative che la Commissione europea intende intraprendere. Il discorso sullo stato dell'Unione è seguito da un dibattito in plenaria con i deputati del Parlamento europeo. Il primo discorso sullo stato dell'Unione è stato pronunciato nel 2010 a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona.

Il Presidente Juncker inizia a preparare il discorso sullo stato dell'Unione a luglio, raccogliendo contributi da tutta la Commissione: commissari, gabinetti, direttori generali, ambasciatori dell'UE. A fine agosto il Presidente Juncker riunisce poi il collegio di commissari in una due giorni di seminario per discutere le sfide e le priorità che si profilano per l'anno successivo. Per la stesura del discorso il Presidente Juncker procede inoltre ad ampie consultazioni al di fuori dell'istituzione, interpellando i leader di tutta Europa e oltre, la Conferenza dei presidenti e i gruppi politici del Parlamento europeo, così come gli ambasciatori presso l'UE e i rappresentanti permanenti e i gruppi di riflessione europei di punta.

 


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